S'agapò rivista on line
di Raccontare.com
Siamo partiti!

Affrontiamo questo viaggio come Giovani Marmotte, lo affrontiamo per scoprire i segreti dell'Arte, parola usata ed abusata tanto da arrivare persino a sminuirne il valore, con la consapevolezza di non essere indispensabili ma provando a divenire utili; scegliendo,di volta in volta, di scrivere con passione ed amore senza creare vetrine, senza sfoggio di cultura e senza presunzione ma con l'onestà di provare a dare qualcosa .

Perché S'agapò ?

Perché il nostro è amore puro e solo per amore si può spendere tutto il tempo che spediamo senza il minimo interesse economico.

Forse non era necessaria una nuova rivista sul web o forse si, di certo siamo convinti che la libertà di stampa sia il cardine di un paese civile e per questo riteniamo che S'agapò possa occupare uno spazio in questo “immenso”, offrendo uno spunto in più.

Partite con noi ?
La redazione

clicca sulla copertina della rivista per scaricare gratuitamente  il numero 1

di seguito potrete leggere stralci di alcuni articoli pubblicati su questo blog

Sommario

Redazionale                             pag.  3
S’agapò…forse                       pag.  4-5
La bambina del fuoco            pag.  6-10
Cucina che ti racconto           pag. 11-12
Il dubbio                                    pag.  14-16
Dimmi …                                  pag.  17-25
Fiori di Ciliegio                        pag. 26-28
Il ruggito del coniglio              pag. 29-31
Arte & ironia                              pag. 32-34
Piazze                                        pag. 35-37
Il filo di Arianna                        pag. 38
Ai confini della realtà              pag 39-45
Comme des mots                  pag. 46-52
Canzone di striscio                pag. 53-57
Camo&Milla                             pag. 59-65
La valigia di Pulcinella           pag. 66-73
Sommario                                pag. 74
100 anni                                   pag. 75

Hanno partecipato a questo numero :
 
Rosa Colacino
 Eufemia Griffo
 Lella Amelotti
 Francesco Sicilia
 Loredana Russo
 Giuseppe Ambrosecchia
 Fabrizio Corselli
 Lunastella
 DarkCapitain
 Alessandra Ferraris
 Lisa Rubino
 Franca Maggiorelli
Postato alle 21:46 di sabato, 28 giugno 2008


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Ti amerò per sempre... ma sempre  è una parola dal significato implacabile... ineluttabile, imprescindibile... troppa bile ed io soffro di fegato.
 
Quindi non potremmo chiamarla " ti amerò per un periodo della mia vita di lunghezza variabile dai 13 nanosecondi ai 2 eoni "?  
 
Che, se ci fate caso è un periodo temporale abbastanza ampio ...
 
pressappoco come gli appuntamenti che dà Colui che mi sopporta, che mi dice: "vengo a prenderti oggi pomeriggio !" ma ha cura di non specificare mai in quale secolo si situa temporalmente il succitato pomeriggio.
 
Poi potremmo disquisire sull'amore... c'è il più dolce, quello materno. Ma se tua madre di chiama Medea l'esempio non è più così calzante.... rischi, per il troppo amore di trovarti riposto a pezzettini in tutti i cassetti del comò cosicché la mamma ti abbia sempre sott'occhio ogni volta che le serve un paio di mutande o una sottoveste; c'è l'amore verso sé stessi, lodevolissimo se non spinto a vette narcisistiche tipo mentre stanno portando tuo marito all'ospedale tu continui ad incalzare il medico con domande come queste: " dottore... mi vede pallida ? sa è un periodo che non mi sento bene...almeno dal 1 giugno 1960 ..." e tu sei nata il 31 maggio del 1960... (ogni riferimento a persone esistenti è voluto)......( continua )

Postato alle 21:53 di sabato, 28 giugno 2008


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Categorie del post: articolo, numero1, rosa colacino Grazie per i vostri commenti | commenti

“ Frantumati i ricordi
pezzi di ghiaccio
nella memoria silente
nemica d’immagini
sopite nel fiume
d’un tempo strappato
A noi
ch’eravamo già morti “

 
 
 
Una vita, tante vite, unite in un unico immenso dolore che ancora oggi risiede nella mia anima, come un abito lacero cucito sulla pelle che invecchia.
Fotogrammi in bianco e nero scorrono nella memoria d’un uomo invecchiato negli anni più belli, all’ombra nera d’una guerra che  recise mille fiori dai colori di morte.
Un infame destino rubò scampoli di vita e i sogni di coloro che mai più videro l’azzurro cielo della terra che li accolse nel grembo materno.
Scorrono volti, ancora fanciulli, di uomini non uomini,  e donne  e bambini, che ora mi appartengono come figli e fratelli.
 
 
Era una notte d’inverno, sentivo voci soffuse provenire da lontano, tra la gelida neve e passi ovattati.
Ricordo solo un freddo che ottenebrava ogni misero pensiero, i miei piedi che sembravano marmo di ghiaccio ed il mio volto coperto di gelo.
Freddo e tanto freddo e  poi…il nulla.
 
Non avevo alcuna cognizione del tempo trascorso e quando mi svegliai ciò che vidi mi apparve strano come se quel mondo fosse uscito da una storia ancora mai narrata.
Una bambina avvolta da un mantello di folta pelliccia nera,  girava e rigirava un pentolone che cuoceva sul fuoco del camino, alimentato da ceppi. Sentivo nell’aria un odore che mi ricordò la mia casa, quell’incedere lento di giorni normali che diventavano speciali, quando eravamo seduti tutti intorno ad un tavolo. Rividi per un attimo mia madre che preparava per me e i miei fratelli,  la tavola della domenica e, in tavola,  i piatti del servizio buono, che mamma esibiva  solo nei giorni di Natale e Pasqua.
Piccole schegge perdute chissà dove nella mia mente ancora annebbiata dal dolore.
La bambina mi guardò e mi sorrise;.....continua
Postato alle 21:55 di sabato, 28 giugno 2008


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Categorie del post: articolo, numero1, eufemia griffo Grazie per i vostri commenti | commenti

I Bambini che giocano

di Bertold Brecht


I bambini giocano alla guerra.
E' raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai "pum" e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
E' la guerra.
C'è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,



L’umanità non ha mai attraversato alcun periodo storico privo di guerre, è allora così inevitabile la guerra? O non si è mai combattuto abbastanza l’idea stessa di guerra e la sua assurdità?
Sembra quasi che questa macchina degli orrori appartenga al patrimonio genetico della specie umana.
Nonostante questo, la contrapposizione pace-guerra appartiene ai sogni dell’uomo e proprio per questo c’è da chiedersi perché allora il mondo è oggi un perpetuo ed immenso ‘mattatoio’, un susseguirsi incalzante di atrocità, un ininterrotto proliferare di guerre civili o etniche fra nazioni.
Perché in buona fine l’essere umano desidera con tutto se stesso il bene e produce costantemente ed incessantemente il male?
Se rispolveriamo la buonanima di Freud, si legge che nell’uomo c’è una ineliminabile spinta aggressiva e distruttiva che solo l’incessante processo di civilizzazione può tentare di tenere a bada; evidentemente Freud non ha tenuto conto che l’essere umano ‘civile’ non sa accontentarsi della sua ‘civiltà’ ma bada più alla sostanza del denaro e produce la macchina bellica a “scopo di lucro”.
Ma anche la letteratura ha prodotto nel tempo un’incredibile ‘amore bellico’ e basta anche solo leggere le testimonianze dal fronte sia letterarie che non, a dimostrare quanto il costruttivo lavaggio cerebrale militare abbia prodotto in parole scritte.
E’ così che la più grande fabbrica degli orrori, di crudeltà e di stermini a dir poco agghiaccianti, ha prodotto e produce anche un facsimile di ‘homo onestus’ che proprio in battaglia sfodera le sue migliori qualità e le mescola alla violenza della sua azione bellica.
Nascono così gli elogi alla fratellanza, al cameratismo, al coraggio e persino alla pietà o alla solidarietà; poi, con loro scorrono fiumi di parole che non fanno altro che foraggiare l’idea che in fondo la guerra può essere anche cosa buona e giusta o addirittura positiva........ ( continua )
Postato alle 22:00 di sabato, 28 giugno 2008


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Categorie del post: articolo, numero1, ellea Grazie per i vostri commenti | commenti

Se la scrittura ha un valore, per me è quello di rendere possibile la conoscenza. Nessuna vetrina, quindi, nessun “Questo sono io” potrà mai sostituire l’immensamente più prezioso “Ecco cosa ho scoperto, grazie alla scrittura che mi ha attraversato”. Questo spiega il titolo che ho voluto per la rubrica, rivolta a chi vive la scrittura come occasione per capire. In questa intenzione c’è anche il desiderio.
La scrittura è un dono, e non è, questa, necessariamente una dichiarazione di fede. E’ di certo un invito, però, a vederci immersi completamente in un universo di cui conosciamo ben poco ma che si apre a noi grazie ai mezzi di cui disponiamo. La scrittura, ad esempio, per chi scrive e per chi legge.
Immergiamoci, se volete, in questo frammento dell’unico Viaggio che forse non ha avuto inizio né avrà fine......( continua )
Postato alle 22:04 di sabato, 28 giugno 2008


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Categorie del post: articolo, numero1, francesco sicilia Grazie per i vostri commenti | commenti

“Io non sono un’artista, sono un’artigiana del colore!”
 








In queste parole si fonde l’essenza di Francesca Ferrari, artista con la “A” maiuscola, dotata di grande intuito, di una minuziosa visione dei particolari più sfuggenti e di un incredibile sense of humour prettamente italiano e particolarmente parmense.

Ovvio che il meglio di sé lo dà nei suoi quadri, grandi o piccoli che siano non importa, riconoscibilissimi e personalissimi nel loro mostrare un mondo che è ovvio le appartiene come il suo DNA; ma la scoperta completa, la comprensione e l’assimilazione integrale di quello che è un’espressione totale di sensazioni e visioni antiche e moderne, la si ha leggendo quello che scrive e che regala a tutti noi nel suo blog (www.francescaferrari.net).....(continua)
Postato alle 22:12 di sabato, 28 giugno 2008


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Categorie del post: articolo, numero1, elleerre Grazie per i vostri commenti | commenti

Questa rubrica, il cui titolo, a primo acchito, può far storcere il naso ai più scettici, destando disorientamento e nello stesso tempo stupore, volendo parlare di fantasy, nasce soprattutto per dare al lettore la possibilità di spaziare all’interno di una dimensione che esula dai soliti topoi del mondo reale; la ricerca di un filo conduttore che instradi il lettore verso la giusta via interpretativa all’interno del genere fantastico, la cui definizione per tanto tempo ha sempre destato confusione e terrore al pari di una chimera.

     Una rubrica che accoglierà al suo interno materiale informativo sul fantasy e sulla mitologia, nelle forme d’interviste agli autori, recensioni di libri, articoli sulle forme di scrittura che caratterizzano tali generi letterari.
  
  Il Filo di Arianna è oltremodo una vetrina aperta anche a coloro i quali si cimentano nella stesura di un racconto fantastico (prevedendo i diversi sotto generi come la Sword & Sorcery, l’Heroic Fantasy e perfino fiabe, diciamo comunque tout court la speculative fiction) oppure di una poesia epico-mitologica, spaziando per tematiche da quella greca fino a quella scandinava, fino ad approdare anche al gioco di ruolo.
   
  Questa rubrica vuole essere un punto di incontro per tutti gli appassionati del genere, e un trampolino di lancio per positive collaborazioni future con i propri lettori, in modo da incentivare le produzioni personali.  ....( continua )
Postato alle 22:14 di sabato, 28 giugno 2008


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Categorie del post: articolo, numero1, fabrizio corselli Grazie per i vostri commenti | commenti

Le sette camice dei Copioni – parte 1
 
Ebbene, ci siamo! S’Agapò ha sciolto gli ormeggi e il lettore è
già in viaggio per mari noti o ignoti alla scoperta di mille orizzonti dai colori più o meno originali.
Avrà di certo ricevuto buona accoglienza da parte del capitano e dell’impeccabile equipaggio di questa imbarcazione. Ma in realtà non siamo ancora al completo, visto che all’appello mancava qualcuno – ma l’ora era giunta, bisognava partire. Per questo sono qui di vedetta, in attesa che... Ma... cosa succede lì? Cos’è tutto quel baccano?
“Uomo in mare!!!”
“Uomo in mare? Ma dove, lì?”
“No, no, è proprio qui sotto!”
“Cosa aspettiamo? Tiriamolo su allora, forza!”
Eh sì, capita anche questo in una rivista che salpa per il suo primo viaggio: acqua alla gola, ritardi che si accumulano e alla fine si rischia che tutta la storia vada a farsi un bel bagno. Ma qui ciascuno è stato dotato di salvagente ancor prima di partire e in questo modo ci siamo assicurati che le storie, per quanto inesperti e pasticcioni alcuni cronisti possano essere, restino a galla e se destinati ad arrivare, arrivano comunque, anche al costo di seguirci a nuoto!
Eccola lì, dunque, la ritardataria di turno: zuppa dalla testa ai piedi, i vestiti intrisi incollati addosso e i lunghi capelli scuri grondanti d’acqua intessuti d’alghe di uno spiccante verde insalata con una piccola stella di mare aggrappata all’altezza della tempia destra. Intorno al collo il salvagente a fiorellini, passato sotto l’ascella dalla parte sinistra, sì da assomigliare ad una grossa ghirlanda di fiori messa a tracolla. Dove quasi ci si attenderebbe una coda di pesce, invece ci sono gambe e sui bianchi polpacci colorati a chiazze di schiuma marrone verdastra e qualche elegante screziatura nera catrame, i pantaloni alla pescatora mossi dal venticello fanno flap flap flap. Il tutto finisce in una pozza d’acqua nella quale l’improbabile sirena sosta con una scarpa da ginnastica e l’altra persa con tutto il calzino.
Con la mano destra inanellata d’alghe anche essa, si strofina il viso mentre nella mano sinistra stringe il manico di una vecchia e variopinta valigetta che stranamente sembra ancora intatta, nonostante la nuotata......( continua )
Postato alle 22:17 di sabato, 28 giugno 2008


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Categorie del post: articolo, numero1, lisa rubino Grazie per i vostri commenti | commenti

Ti guardano tutti allo stesso modo i cani ...

ti guardano nello stesso modo anche se sono in una gabbia, anche se sono alla catena, anche se hanno sete e fame, anche se vengono bastonati.

Ed anche i gatti....
 
Cambiano invece i nostri occhi.
Ho scattato quasi cinquecento foto in questo breve viaggio in Romania.
Sono partita venerdì sera e rientrata domenica. E sto vivendo con voi la gioia di aver riscattato almeno cinque corpi assolutamente senza destino.... ed ho vissuto l'imbarazzo di non poterli accarezzare tutti ....ma ci ho provato.
La Romania ha un'estensione geografica di un terzo dell'Italia....e sono rimasti al Medio Evo.

Non hanno che immense distese di campi da arare a mais e girasole, ma non hanno macchinari.
Buoi e cavalli usati allo sfinimento. .......(continua )
Postato alle 22:34 di sabato, 28 giugno 2008


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Categorie del post: articolo, numero1, alessandria ferraris Grazie per i vostri commenti | commenti

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